mercoledì 29 giugno 2011

Mendicino, il Comprensivo insegna a Comunic@re. L'informazione corre sul web

Gli alunni dell’Istituto Compresivo Statale di  Mendicino invitano tutti  gli appassionati della rete a visitare il loro blog realizzato nell’ambito del progetto PON C-1-FSE-2010-1005 Comunic@re. Nel blog troverete gli articoli che hanno dato vita alla nostra creatività ed alla voglia di comunicare, buona lettura da tutti noi.

Il presente blog è stato realizzato dagli alunni  dell’Istituto Comprensivo di Mendicino nell’ambito del progetto PON C-1-FSE-2010-1005 Comunic@re.  Gli articoli pubblicati  sono stati realizzati su proposte ed iniziative degli stessi corsisti, i quali hanno trattato tematiche di ambito sociale e di attualità.  Oltre alle tematiche di attualità nel blog è possibile consultare anche un originale rubrica dedicata ai 150° dell’Unità d’Italia. In questo caso gli alunni con la guida dei docenti, hanno utilizzato la rete internet per svolgere una breve ricerca sui siti dedicati all’Unità Nazionale, ed hanno raccolto le ricette un tempo  favorite e gustate dagli uomini del nostro Risorgimento; ed i canti storici giunti fino a noi che hanno accompagnato i patrioti verso le loro eroiche imprese. 

Prima di concludere vorrei esprimere i miei particolari ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto: ai corsisti al loro costante impegno, alla Tutor la prof.ssa Marinetta Zanfini per il suo sostegno, ed ancora grazie alla Dirigente la dott.ssa Assunta Morrone per aver creduto in questa iniziativa.

dott.ssa Antonella Cera, docente esperto

I partecipanti al progetto

BRUNO FEDERICA
CORTESE FRANCESCO
DE BENEDITTIS IRENE
DE DOMINICIS FRANCESCO
DI BENEDETTO ANNALISA
FEDERICO BARBARA
FILICE FRANCESCA
LUPINACCI PIERLUCA
MONTUALDISTA SARA
PISCITELLI FABIOLA
PORCO ASSUNTA
RIZZO ANTONIO
SCARPELLI SILVIA
STASI SAMUELE
TEDESCHI GRAZIANA
TEDESCO LAURA

venerdì 24 giugno 2011

A Mendicino una Pasqua tutta da gustare

Un tuffo nei ricordi: le ricette tradizionali di Mendicino

 TRECCIA PASQUALE


Ingredienti:
500gr. di farina
sale
100gr. di zucchero semolato
100ml. di olio di oliva
3 cucchiai circa di latte
1 uovo col guscio
 1 uovo
olio,zucchero al velo

Preparazione
Mescolate la farina con lo zucchero e un cucchiaio di sale e  formate una fontana, versate al centro l'olio e impastate unendo la quantità di latte tiepido  necessaria per ottenere una pasta dalla giusta consistenza.
Lavoratela energicamente per 5 minuti e dividetela poi in tre pezzi uguali (tenere da parte un pezzetto per decorazione) che arrotolerete in modo da ottenere tre lunghi cilindretti a cui darete la forma di una treccia, con le due estremità unite, che poi accomoderete su di una placca unta con un po' di olio. Nel punto di unione della treccia affondate un uovo crudo e col piccolo ritaglio di pasta fate 4 striscioline sottili che sistemerete incrociate sull'uovo. Spennelate la superfice della treccia con il secondo uovo sbattuto e fate cuocere nel forno caldo a 180 gradi per circa 30-40 minuti. Deve diventare di un bel colore dorato e va consumata fredda spolverizzata con dello zucchero al velo.


COLOMBETTA DI PASQUA

INGREDIENTI
50gr. di lievito di birra
80gr. di acqua 
130gr. di burro
 700gr. di farina 00
50gr. di zucchero a granelli
8 uova
 sale quanto basta
1 bustina di vaniglia
1 arancia
80gr. di mandorle
 canditi quanto basta


Preparazione
In una ciotola versate il lievito di birra in acqua tiepida, unite un po' alla volta 120 gr. di farina e un pizzico di zucchero, mescolando con  delicatezza per evitare che si formino grumi. Mettete il composto a lievitare per un' ora fino a quando sulla superficie della pasta si saranno formate delle bollicine. Quando le bollicine cominciano ad aprirsi si può  procedere al primo impasto: ponete sulla  spianatoia 200gr. di farina, unitevi 80gr. di burro dopo averlo ammorbidito con un cucchiaio di legno, un uovo, un pizzico di sale e l'impasto lievitato. Lavorate il composto con le mani infarinate fino a quando diventerà morbido ed elastico, poi  rimettetelo a lievitare in un luogo riparato coperto  da un panno umido. 

Quando la pasta avrà raddoppiato il suo  volume unite un uovo intero e un tuorlo, ancora 50gr. di burro, due etti e mezzo di farina e 100 gr. di zucchero, una bustina  di vaniglia ed il succo di un'arancia bella grossa. Lavorate ancora la pasta  fino a farla diventare  elastica e morbida, rimettetela per la terza volta a lievitare in un luogo riparato sempre coperta da un panno pulito. Quando la pasta è diventata ben gonfia  dividetela in quattro pagnottelle e lasciate da parte un po' di pasta. Con le mani date ad ogni  pagnottella la forma  di una colomba, nella pancia fate una piccola conca ed appoggiatevi  un uovo crudo lavato ed asciugato, fermatelo con due  strisce  di pasta  messe in  croce. 

Con la punta di un coltello incidete  una  fessura per il becco e mettetevi una mandorla, per gli occhi userete  un pezzo di candito. Mettete le colombelle  su una  piastra unta; battete un uovo e con un batuffolo  di cotone lucidate i dolci, poi cospargeteli con dello zucchero a granella. Fateli riposare  per alcuni minuti e poi cuoceteli in forno caldo per circa 40 minuti.
Prima di sfornarli controllate la cottura con forchetta, se esce pulita le colombelle sono pronte. Lasciate raffreddare sulla piastra e poi mettetele nei piatti da dolci.
  
Sara Montualdista e Graziana Tedeschi  




L'Unità d'Italia a tavola


“crostini Borbonici di Vittorio Emanuele II”


INGREDIENTI:
Pomodori
Capperi  sott’aceto
Olive snocciolate
Olio, timo
Grana grattugiato

PREPARAZIONE:
Preparate un composto con i pomodori tagliati a dadini, i capperi sott’aceto, olive snocciolate e aggiungete l’olio, il timo e il grana grattugiato. Spalmate il composto su fettine di pane e poi passatele in forno per pochi minuti servite i crostini borbonici bollenti.

GHIOTTE CURIOSITA’ SU VITTORIO EMANUELE II
Il re che fece l’Italia amava numerosi piatti della tradizione Piemontese. Nei suoi ricchi pranzi di Corte non mancavano mai i suoi piatti preferiti: Tajarin, La Bagna Cauda (rigorosamente con solo olio e acciughe). Curiosamente sembra che Vittorio Emanuele II amava il cibo in privato ma non in pubblico.Quando partecipava a un banchetto di Corte pare non svolgesse nemmeno il tovagliolo e non toccava cibo stava ad osservare tutto il tempo i suoi convitati con la sciabola in mano.


TORTA DI MAZZINI


Ingredienti:
Pasta sfoglia,
300g di mandorle spellate,
300g di zucchero,
1 limone,
2 uova intere.

Preparazione:
Togliete la pellicina alle mandorle immergendole per qualche minuto in acqua bollente; dopo averle asciugate bene, pestatele o tritatele finemente con lo zucchero; sbattete i tuorli con il succo del limone e uniteli al miscuglio di mandorle e zucchero; infine aggiungete mescolando con attenzione gli albumi montati a neve. Riempite con questo composto una tortiera foderata con la pasta sfoglia, cospargete di zucchero e cuocete a forno moderato per 35-40 minuti.

Ghiotte curiosità su Giuseppe Mazzini
Questa torta era la preferita dal genovese padre dei movimenti repubblicani del Risorgimento. Mazzini, nel 1835, durante l’esilio svizzero, inviò la ricetta alla madre Maria Drago. Di questa ricetta vi è testimonianza nel volume “Provincia Risorgimentale”. 


I SAVOIARDI


Ingredienti
4 Uova
110 g di zuccheri semolato
100 g di farina 00
50 g di zucchero a velo
Sale,burro e farina per la placca.

Preparazione
Battere i tuorli delle uova insieme con 80 g di zucchero semolato fin ad ottenere un composto ben montato, soffice e cremoso. Unite un pizzico di sale e la farina setacciata, mescolando bene per amalgamare il tutto. Montare a neve ben ferma gli albumi insieme con un pizzico di sale e 20 g di zucchero a velo quindi uniteli delicatamente al composto preparato, mescolando piano per non smontarli. Imburrate e infarinate leggermente la placca da forno;raccogliete il composto in una tasca da pasticcere con bocchetta liscia e stendete sulla placca dei bastoncini lunghi circa 10 cm e mettere in forno per 35 minuti circa.

Ghiotte curiosità su casa Savoia
Il loro nome la dice lunga: sono i dolci di Casa Savoia per eccellenza, ma nascono ben prima
dell’ Unità d’Italia. Furono creati nel tardo Medioevo dal cuoco della corte di Amedeo VI, per un fastoso pranzo organizzato in onore dell’ eccezionale visita del re di Francia(ca.1348).
Da allora questi biscotti leggeri e lunghi sono diventati “nobili” e vengono impiegati anche nelle ricette del tiramisù, sufflè vari e zuppa inglese.


LO STOCCAFISSO ALLA GARIBALDINA

Ingredienti: due chili di stoccafisso ammollato, una grossa cipolla, mezzo chilo di pomodori maturi, 50 gr. di acciughe salate, disliscate e ben lavate, abbondante prezzemolo e aglio tritati, olive in salamoia, olio, sale, pepe.

Preparazione:
Per questo piatto, molto importante è la preparazione dello stoccafisso. Non andrebbe mai comprato già ammollato come si usa fare ora per risparmiare tempo e lavoro. Lo stoccafisso secco va innanzi tutto battuto a lungo con un grosso bastone di legno. Evitare assolutamente il martello che sbriciolerebbe le fibre del pesce. Dopo averlo battuto si mette a bagno cambiando l’acqua spesso per circa due giorni. Dopo va pulito, liberato della pelle e la polpa dalle lische. Sbriciolato e ben pulito si procede alla cottura. Si prepara un battuto di cipolla e si mette sul fuoco con abbondante olio. Quando la cipolla ha preso colore si mette lo stoccafisso e il pomodoro, possibilmente fresco, tritato grossolanamente e si lascia cuocere a fuoco lento. A metà cottura aggiungere le pancette tagliate a pezzetti, un tritato di prezzemolo, aglio e acciughe. Continuare la cottura, deve cuocere in tutto circa tre ore. Mezz’ora prima di portarlo a tavola aggiungere le olive in salamoia


Ghiotte curiosità su Giuseppe Garibaldi
L'eroe dei due Mondi aveva abitudini alimentari semplici ed essenziali. Sopra alla sua mensa spiccavano rustiche zuppe di verdure e legumi, stoccafisso, salame, formaggio, fichi secchi, anche se non disdegnava preparazioni come le “trenette al pesto”.
Il pesce cotto appena pescato, condito con il solo sapore del mare era una costante della sua tavola. Egli amava mangiarlo anche crudo, come sappiamo da un ricordo di Clelia che descrive il padre a Caprera intento a gustare scampi, ancora gocciolanti d’acqua salata, su un pezzo di giornale come tovaglia. Quelli furono anche gli anni nei quali, dopo i trionfi della spedizione dei Mille, Garibaldi si dedicò all'agricoltura e all'apicoltura, definita da lui stesso “occupazione prediletta”, in una lettera indirizzata al Presidente della Società Italiana di Apicoltura.
Stando alle numerose testimonianze scritte successive al 1860 egli considerava se stesso non solo un uomo d’armi ma anche un qualificato agricoltore.

Francesco Cortese e Barbara Federico