venerdì 24 giugno 2011

L'Unità d'Italia a tavola


“crostini Borbonici di Vittorio Emanuele II”


INGREDIENTI:
Pomodori
Capperi  sott’aceto
Olive snocciolate
Olio, timo
Grana grattugiato

PREPARAZIONE:
Preparate un composto con i pomodori tagliati a dadini, i capperi sott’aceto, olive snocciolate e aggiungete l’olio, il timo e il grana grattugiato. Spalmate il composto su fettine di pane e poi passatele in forno per pochi minuti servite i crostini borbonici bollenti.

GHIOTTE CURIOSITA’ SU VITTORIO EMANUELE II
Il re che fece l’Italia amava numerosi piatti della tradizione Piemontese. Nei suoi ricchi pranzi di Corte non mancavano mai i suoi piatti preferiti: Tajarin, La Bagna Cauda (rigorosamente con solo olio e acciughe). Curiosamente sembra che Vittorio Emanuele II amava il cibo in privato ma non in pubblico.Quando partecipava a un banchetto di Corte pare non svolgesse nemmeno il tovagliolo e non toccava cibo stava ad osservare tutto il tempo i suoi convitati con la sciabola in mano.


TORTA DI MAZZINI


Ingredienti:
Pasta sfoglia,
300g di mandorle spellate,
300g di zucchero,
1 limone,
2 uova intere.

Preparazione:
Togliete la pellicina alle mandorle immergendole per qualche minuto in acqua bollente; dopo averle asciugate bene, pestatele o tritatele finemente con lo zucchero; sbattete i tuorli con il succo del limone e uniteli al miscuglio di mandorle e zucchero; infine aggiungete mescolando con attenzione gli albumi montati a neve. Riempite con questo composto una tortiera foderata con la pasta sfoglia, cospargete di zucchero e cuocete a forno moderato per 35-40 minuti.

Ghiotte curiosità su Giuseppe Mazzini
Questa torta era la preferita dal genovese padre dei movimenti repubblicani del Risorgimento. Mazzini, nel 1835, durante l’esilio svizzero, inviò la ricetta alla madre Maria Drago. Di questa ricetta vi è testimonianza nel volume “Provincia Risorgimentale”. 


I SAVOIARDI


Ingredienti
4 Uova
110 g di zuccheri semolato
100 g di farina 00
50 g di zucchero a velo
Sale,burro e farina per la placca.

Preparazione
Battere i tuorli delle uova insieme con 80 g di zucchero semolato fin ad ottenere un composto ben montato, soffice e cremoso. Unite un pizzico di sale e la farina setacciata, mescolando bene per amalgamare il tutto. Montare a neve ben ferma gli albumi insieme con un pizzico di sale e 20 g di zucchero a velo quindi uniteli delicatamente al composto preparato, mescolando piano per non smontarli. Imburrate e infarinate leggermente la placca da forno;raccogliete il composto in una tasca da pasticcere con bocchetta liscia e stendete sulla placca dei bastoncini lunghi circa 10 cm e mettere in forno per 35 minuti circa.

Ghiotte curiosità su casa Savoia
Il loro nome la dice lunga: sono i dolci di Casa Savoia per eccellenza, ma nascono ben prima
dell’ Unità d’Italia. Furono creati nel tardo Medioevo dal cuoco della corte di Amedeo VI, per un fastoso pranzo organizzato in onore dell’ eccezionale visita del re di Francia(ca.1348).
Da allora questi biscotti leggeri e lunghi sono diventati “nobili” e vengono impiegati anche nelle ricette del tiramisù, sufflè vari e zuppa inglese.


LO STOCCAFISSO ALLA GARIBALDINA

Ingredienti: due chili di stoccafisso ammollato, una grossa cipolla, mezzo chilo di pomodori maturi, 50 gr. di acciughe salate, disliscate e ben lavate, abbondante prezzemolo e aglio tritati, olive in salamoia, olio, sale, pepe.

Preparazione:
Per questo piatto, molto importante è la preparazione dello stoccafisso. Non andrebbe mai comprato già ammollato come si usa fare ora per risparmiare tempo e lavoro. Lo stoccafisso secco va innanzi tutto battuto a lungo con un grosso bastone di legno. Evitare assolutamente il martello che sbriciolerebbe le fibre del pesce. Dopo averlo battuto si mette a bagno cambiando l’acqua spesso per circa due giorni. Dopo va pulito, liberato della pelle e la polpa dalle lische. Sbriciolato e ben pulito si procede alla cottura. Si prepara un battuto di cipolla e si mette sul fuoco con abbondante olio. Quando la cipolla ha preso colore si mette lo stoccafisso e il pomodoro, possibilmente fresco, tritato grossolanamente e si lascia cuocere a fuoco lento. A metà cottura aggiungere le pancette tagliate a pezzetti, un tritato di prezzemolo, aglio e acciughe. Continuare la cottura, deve cuocere in tutto circa tre ore. Mezz’ora prima di portarlo a tavola aggiungere le olive in salamoia


Ghiotte curiosità su Giuseppe Garibaldi
L'eroe dei due Mondi aveva abitudini alimentari semplici ed essenziali. Sopra alla sua mensa spiccavano rustiche zuppe di verdure e legumi, stoccafisso, salame, formaggio, fichi secchi, anche se non disdegnava preparazioni come le “trenette al pesto”.
Il pesce cotto appena pescato, condito con il solo sapore del mare era una costante della sua tavola. Egli amava mangiarlo anche crudo, come sappiamo da un ricordo di Clelia che descrive il padre a Caprera intento a gustare scampi, ancora gocciolanti d’acqua salata, su un pezzo di giornale come tovaglia. Quelli furono anche gli anni nei quali, dopo i trionfi della spedizione dei Mille, Garibaldi si dedicò all'agricoltura e all'apicoltura, definita da lui stesso “occupazione prediletta”, in una lettera indirizzata al Presidente della Società Italiana di Apicoltura.
Stando alle numerose testimonianze scritte successive al 1860 egli considerava se stesso non solo un uomo d’armi ma anche un qualificato agricoltore.

Francesco Cortese e Barbara Federico












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